di Peter Betz (Deutscher Karate Bund).

Kumite a squadre.

Sabato 2 luglio 1977. Puntualmente alle 10,30 cominciano i primi incontri: Argentina-Gran Bretagna e USA-Yugoslavia. La posta in gioco è alta per tutti e questi primi combattimenti sono piuttosto nervosi e costellati da incidenti. Le decisioni contrastanti degli arbitri hanno portato a discussioni interminabili e protratto a lungo entrambi gli incontri, che si svolgevano contemporaneamente. La Gran Bretagna ha sconfitto dopo una dura lotta, grazie ai suoi combattenti anziani ed esperti Poynton, O’Neill, Higgins, Wragg e Cattle dapprima l’Argentina, poi in modo inaspettatamente chiaro l’Italia e la Danimarca.

Anche la Yugoslavia,con Bozovic, Putniic, Bozovic 2, Mudi e Dacic, dopo un incontro di spareggio e interminabili discussioni riesce ad assicurarsi la vittoria contro gli Stati Uniti, inviati nel girone di ripescaggio. Anche il Canada e il Belgio devono arrendersi alla squadra Yugoslava.

Il Giappone sostiene il primo incontro con la forte squadra del Brasile, che schiera il campione mondiale del 1972 (campionato mondiale Wuko a Parigi) Watanabe. Nella squadra giapponese combattono Hayakawa, Yahara, Mori, Tabata e Tanaka. Il Giappone sorprendentemente vince di misura per 2 a 1. L’incontro tra i due campioni del mondo Tanaka e Watanabe termina con un pareggio.

Nella poule della squadra tedesca ci sono l’Austria, la Svizzera e l’Indonesia. Gli svizzeri, vincitori del torneo europeo di Copenaghen, piegano l’Indonesia. L’incontro successivo vede la vittoria per 4 a 1 della Germania sull’Austria, nel quale l’unico punto degli austriaci è provocato da una squalifica di Rebmann per un ushirogeri mal controllato. Anche l’incontro successivo con la Svizzera (terminato 3 a 0) è per i tedeschi poco più di una formalità. Con questa vittoria, la Germania si qualifica per i quarti di finale al pari di Gran Bretagna, Giappone e Yugoslavia.

Gli sconfitti si incontrano in un girone di ripescaggio, dal quale emergono Danimarca, Svizzera, Brasile e USA,mentre l’Italia perde anche con l’Argentina ed esce definitivamente di scena. Le 4 squadre ripescate vengono opposte a quelle già qualificate ma non riescono a batterle. si qualificao così per le semifinali Gran Bretagna, Germania, Giappone e Yugoslavia.

La semifinale fra Gran Bretagna e Germania è molto combattuta: i primi due combattimenti terminano in parità, ma nel terzo Willrodt batte Wragg per due wazari. Anche il quarto e il quinto incontro terminano in parità, assicurando così ai tedeschi la vittoria per 1-0 e l’ingresso in finale per la seconda volta consecutiva. Nel frattempo il Giappone prevale nettamente sulla Yugoslavia, che viene successivamente sconfitta anche dalla Gran Bretagna nella finale per la medaglia di bronzo.

LA FINALE: GERMANIA-GIAPPONE.

Nel primo incontro, Rebmann contro Hayakawa, il tedesco non riesce ad opporsi agli zuki determinati del giapponese. Awasete ippon per il Giappone. Nel secondo incontro, Katsuya ottiene wazari con uno zuki di incontro, che Kiiskila pareggia con un’eccellente combinazione ashibarai-tsuki. Anche il terzo incontro fra Willrodt e Mori termina con un pareggio, perché un uramawashigeri alla nuca di Mori non ottiene punteggio. Wichmann va in vantaggio contro Yahara con un eccellente mawashigeri, ma poi subisce due fulminei wazari di zuki che danno al Giappone la seconda vittoria pe rawasete ippon. L’ultimo incontro termina con un pareggio, dando così lavittoria complessiva al Giappone per 2 a 0.

KATA A SQUADRE

La squadra giapponese,composta da Katsuya, Yahara e Osaka, vince la gara di kata totalizzando 44 punti con Unsu; secondi gli azzurri (Carlo Fugazza, Rossano Ruffini, Maurizio Marangoni) con lo stesso kata: il loro Unsu totalizza 42,4. Terzo posto per la Yugoslavia (41,4 per il loro Bassai-sho) seguita dagli Stati Uniti (39,8 per il kata Yabu Jinte, dello Shorinji Ryu).

Soltanto quattro le squadre iscritte nella gara femminile. Anche qui si impone il Giappone con Chinte. Argento per la squadra statunitense, terza la squadra italiana (Nadia Ferluga, Cristina Rissone, Gabriella Curti, kata Kankusho), quarta la Germania (Bassai sho).

Domenica 3/7/77: KUMITE E KATA INDIVIDUALE

Il Budokan affollato offre una degna cornice per le gare individuali, alle quali ogni nazione poteva iscrivere solo due partecipanti. Alcuni dei protagonisti, tra i quali gli italiani Demichelis e Capuana e il tedesco Willrodt, sono sconfitti nelle eliminatorie,ma vengono ripescati perché i loro avversari vincono le rispettive poule. In particolare, Demichelis perde di misura col campione in carica Tanaka, un dettaglio da tenere a mente in vista del colpo di scena finale. Si qualificano direttamente per i quarti di finale Tanaka e Mori (Giappone), Rebmann (Germania) e un atleta brasiliano. Superano il ripescaggio anche Demichelis e Capuana, l’australiano Spoljaril e il tedesco Willrodt. Si arriva così ai quattro incontri dei quarti: Mori – Demichelis, Spoljaril – brasiliano, Tanaka – Capuana e il derby tedesco tra Rebmann e Willrodt.

Nell’incontro Mori – Demichelis i contendenti si trovano alla pari dopo i primi 2 minuti,con un wazari per uno. Nel prolungamento Demichelis si assicura la vittoria con uno tsuki di incontro al capo. E’ un fatto sensazionale.

Anche nel combattimento Tanaka – Capuana sembra maturare un colpo di scena. Nei primi due minuti non viene assegnato nessun punto. Nel prolungamento Tanaka entra troppo duramente, per la seconda volta in questa giornata. Viene sanzionato con un Chui. Capuana ha la possibilità di riprendersi solo brevemente prima della prosecuzione. Viene assegnato un wazari a entrambi i contendenti, ma il verdetto è di nuovo pari nonostante il richiamo inflitto al giapponese. Secondo prolungamento: Tanaka va a segno con un brillante mawashigeri jodan e riceve un wazari, che Capuana pareggia subito dopo con oizuki jodan. Terzo prolungamento: chi fa il primo wazari vince. Tanaka entra con mawashi chudan e vince l’incontro.

Negli altri due incontri, Spoljaril sconfigge l’avversario brasiliano e anche Willrodt con un gyakuzuki decide a proprio vantaggio il combattimento con Rebbman.

SEMIFINALI: Demichelis – Spoljaril e Willrodt – Tanaka.

La prima semifinale viene vinta facilmente da Demichelis con due zuki, mentre l’incontro tra Willrodt e Tanaka raggiunge nuovamente alti livelli di drammaticità. I primi due minuti passano senza che si assegni alcun punto. Nel primo prolungamento Tanaka attacca di pugno e conquista un wazari, al quale risponde subito Willrodt con Uraken. Nel secondo prolungamento Willrodt si porta in vantaggio con uno splendido mawashi, ma poco prima della fine Tanaka pareggia nuovamente con gyakuzuki. Il terzo prolungamento decide l’incontro alla concessione del primo wazari. E Tanaka va a segno con uno tsuki, confermandosi campione del mondo, anche se alla maggior parte degli spettatori il verdetto sembra ingiusto, perché le tecniche del tedesco sono apparse piùevidenti e indiscutibili.

LA FINALE PER IL TERZO POSTO E LA MANCATA FINALE PER L’ORO.

Nell’incontro per il terzo posto Willrodt sconfigge Spoljaril con un Uraken portato nel prolungamento. E a questo punto il pubblico sbalordito viene informato che non ci sarà l’incontro di finale fra Tanaka e Demichelis, dato che il giapponese ha già incontrato e sconfitto l’italiano nelle eliminatorie. Inutili le proteste della delegazione italiana. Appare evidenti la contradditorietà del sistema di ripescaggio adottato in questo mondiale: solitamente gli atleti ripescati possono gareggiare solo per il bronzo, ma in questo caso Demichelis, Capuana e Willrodt sono stati opposti ai vincitori di poules e sono passati in semifinale: non si capisce quindi (se non si vuol essere maliziosi) il perché del divieto finale. Qualcuno dice che “doveva” vincere un giapponese. Risultato: 1) Tanaka 2) Demichelis 3) Willrodt 4) Spoljaril.

KATA INDIVIDUALE

Dopo uno spareggio Osaka si conferma campione del mondo con Unsu (punti 44) davanti al connazionale Yahara (43,8). Immeritatamente staccato nel punteggio ma non nell’esecuzione Carlo Fugazza (Unsu, 41,8) di un soffio precede Yorga (Bassai sho, 41,7).

Anche nella gara femminile le due atlete giapponesi concludono ai primi due posti: ma la sedicenne Kawashima domina la scena con un eccellente Chinte (43,8) staccando la Hayakawa (Nijushiho, 42,8). Terza Rosamundi Siani (Gojushiho-sho, 42,1). Quarta Cristina Rissone (Kankusho, 41,2) e quinta Gabriella Curti (Bassai dai, 40.6).

CONCLUSIONI

I mondiali di Tokyo hanno confermato, a fatica e non senza perplessità, il dominio del Giappone nel pianeta dello Shotokan. Nel kumite gli atleti italiani, tedeschi e inglesi hanno confermato i progressi fatti e hanno sfiorato la grande impresa, che avrebbero potuto realizzare con un arbitraggio più imparziale. Nel kata l’Italia si è confermata seconda potenza mondiale, dopo gli esperti campioni giapponesi.

di Yoi gli indimenticabili Mondiali 1977 di Tokyo.

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